Racconti del maestro

Il Maestro

Il Maestro è quella strana figura che passa la vita a cercar di capire ma solo allo scopo di spiegare ai suoi allievi come a loro volta capire. Tutto sommato una vita dedicata agli altri non può che considerarsi, dal punto di vista umano, quasi una vita cristiana. Il prossimo viene prima di tutto. Gli allievi vengono pima di tutto. Ma il Maestro è quella strana figura che, nell’arco della vita, può venire scelto, essere contestato, infine abbandonato. Il Maestro è quella strana figura che continua a camminare senza voltarsi, senza curarsi di quanti lo seguono, senza curarsi di chi lo segue.

Il Maestro è quella strana figura che, anche se restasse solo, neppure se ne accorgerebbe.

Mi sono permesso di carpire dal bellissimo libro di F. Balzarro e E Credidio (On The Road), questa, io la chiamo “poesia” e dedicarla a tutti quelli che come me amano quello che fanno e poi hanno tante spalle “girate”.

 LA STRADA

La strada delle arti marziali certe volte assomiglia molto a quella della vita e secondo le fortune che si hanno, le opportunità che si presentano saranno innumerevoli, con una adeguata e accurata scelta si cercherà di prendere quella giusta, nel suo percorso i bagliori di altre viuzze saranno innumerevoli e attireranno le volubili attenzioni creando soltanto innocenti confusioni.

 LA CURIOSITA’

Colui che è senza desiderio può scoprire l’essenza, colui che è troppo desideroso scopre solo l’apparenza. La curiosità è una prerogativa dell’essere umano ma la presunzione e la voracità della ricerca porta alla piattezza delle cose e senza un istruttore vero o falso che sia, un maestro, un sensei/sifu’, o un cane guida se vogliamo chiamarlo così, la realtà metterà a nudo il problema e anche le roboanti dichiarazioni propagandistiche affonderanno nella melma dell’ovvietà.

RACCONTO

Un maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall’acqua.
Quando lo fece, lo scorpione lo punse.
Per l’effetto del dolore, il maestro lasciò l’animale che di nuovo cadde nell’acqua in procinto di annegare.
Il maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l’animale lo punse ancora.

Un giovane discepolo che era lì gli si avvicina e gli disse:
” mi scusi maestro, ma perché continuate??? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua vi punge? ”
Il maestro rispose:
” la natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare.”

Allora, il maestro riflette e con l’aiuto di una foglia, tirò fuori lo scorpione dell’acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò:
” non cambiare la tua natura se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni. Perché, gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli stai facendo. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l’amore che vive in te.
Gli uni perseguono la felicità, gli altri lo creano.
Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione.
Perché la tua coscienza è quello che sei, e la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te…
Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere.”

LA REGOLA 1

 C’è un filo logico, fatto di semplici regole e la gente vi  inciampa!

Ma è anche vero che insegnare è più facile di educare, basta che il maestro conosca la via e ne mostri la direzione giusta, starà allora all’allievo percorrerla nella sua direzione; strada facendo bagliori di altre viuzze attireranno le volubili attenzioni creando ingannevoli e innocenti confusioni ed ecco che interverrà “educare” dal verbo latino “educere” o tirare fuori ciò che sta dentro, per questo le difficoltà del maestro, di fronte all’egoista e capricciosa arroganza dell’allievo, aumentano e dare risposte a domande incomprensibili e affermazioni impertinenti, oscurano  il percorso fatto assieme. Parafrasando una citazione di Miyamoto Musashi:  Il Maestro è l’ago e l’allievo è il filo. Tu devi praticare senza tregua!!  :cry:

In fin dei conti essere un maestro di karate è come essere un “padre naturale, o adottivo”,  le cinture bianche che crescono nel Dojo, sono paragonate ai tuoi figli naturali, mentre quelle colorate e/o nere che nel corso del tempo si avvicinano a te, dopo avere fatto altri percorsi potrebbero essere paragonati a figli adottivi  e la tua passione farà  sì che sembrino tuoi, insegnando a loro la tua strada, la tua storia. Nel corso di questa avventura avremo dei figli bravi ed educati che impareranno e assimileranno i tuoi consigli, le tue tecniche; quelli meno bravi avranno sempre il tuo privilegio e saranno accompagnati nella via. Ma vi saranno anche quelli che rifiuteranno il tuo credo  intraprendendo  altre strade, altri proveranno ma non contenti, perché avidi di sapere o di presunzione e se ne andranno. Io penso che i migliori maestri siano quelli che ti indicano dove guardare ma non ti dicono cosa vedere.

Lessi un giorno uno sfogo di una persona conosciuta, su un social network  allora memorizzai quelle parole ma purtroppo solo adesso ho capito quanto presto fa l’ego assassino mettere in disparte anche una lunga amicizia.

Perché insegno arti marziali? Perché ho una grande passione per una disciplina che mi ha cambiato la vita, mi ha migliorato sul piano mentale e fisico e mi ha regalato le più belle emozioni di tutta la mia vita. Cerco con tutti i mezzi di trasmettere questa passione ai miei allievi cercando di essere non solo un insegnate, ma anche un amico, un confidente, rendendomi disponibile in ogni modo (allenamenti extra, trasporti durante le gare ecc) per formare un gruppo che sia anche una sorta di famiglia per crescere e migliorare tutti assieme. Il risultato: allievi che avresti creduto che sarebbero stati al tuo fianco per sempre che spariscono, da un giorno all’altro senza una spiegazione, una parola, un messaggio. Gli allievi vanno, gli allievi vengono, in vent’anni di insegnamento dovrei esserci abituato…invece no… Ogni volta è un colpo durissimo, una mazzata che sinceramente non credo di meritare…che amarezza…”

Che presto fa la flebile memoria  dimenticare questo…  :cry:

Allora meglio camminare da soli che assieme a  viziati allievi e/o pseudo amici, inconsapevoli  della regola della vita?

Regola – norma che un gruppo sociale si dà per assicurare la sopravvivenza del gruppo e per perseguire i fini che lo stesso ritiene preminenti”.

 E per questo mi pento di quattro cose che ho fatto:

  • Aver perdonato più di una volta chi non lo meritava.
  • Essere stato troppo buono con chi non lo era con me.
  • Aver spesso trascurato me per gli altri.
  • Aver dato troppa importanza a chi non meritava nulla.

Ma di una cosa non mi rammarico, di avere insegnato a loro karate e mostrato la direzione da prendere e anche se avranno visto qualcos’altro, io avrò comunque, trasmesso il mio messaggio.

Chiudendo le porte del Dojo  e guardando indietro che vediamo ? Un anno fatto di chiari e scuri, più scuri che chiari e per questo cercheremo di pulirlo bene questo Dojo, in ogni suo angolo, anche se nel frattempo forse per qualche volontà soprannaturale  l’autopulizia si è fatta da sola.