Krav maga project

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E’ un semplice sistema di difesa personale, adatto a tutti, che utilizza i punti di pressione e/o dolorosi del corpo umano, come autodifesa immediata senza causare gravi danni permanenti all’aggressore.

ll Krav Maga (קרב מגע) è un sistema di combattimento ravvicinato e autodifesa di origine israeliana, ma nato in ambienti ebraici dell’Europa centro-orientale e sviluppatosi nella stessa Israele durante la prima metà del XX secolo. La parola krav maga, in ebraico moderno, significa letteralmente “combattimento con contatto/combattimento a corta distanza”. Nacque nella prima metà del XX secolo grazie all’ufficiale dell’esercito israeliano, Imi Lichtenfeld, esperto in tecniche di lotta occidentali su richiesta dello stesso governo Israeliano. L’esigenza era quella di sviluppare un sistema di combattimento efficace ma rapido da apprendere, al fine di addestrare le neonate forze speciali israeliane. L’esperienza personale di Lichtenfeld influenzò pesantemente lo stile e la filosofia del krav maga: infatti egli, grande ginnasta, pugile e campione di lotta libera, alla base teorica aggiunse una grande esperienza di lotta di strada, maturata in una gioventù in parte passata a lottare per la vita nei vicoli del suo paese natale, allora occupato dai nazisti.

Formazione civile
Il risultato della sua opera fu un sistema di combattimento semplice ed efficace, nato appunto per essere appreso in breve tempo. Il krav maga risponde a criteri di tipo militare quali l’efficacia e la rapidità con cui si arriva al risultato desiderato, che spesso è la neutralizzazione definitiva dell’avversario. Infatti esso punta proprio alla neutralizzazione del nemico, prima che questi possa diventare una minaccia, con un mix di tecniche che vanno da pugni a leve articolari, a calci e proiezioni. Esso punta prevalentemente a zone vitali del corpo quali: genitali, carotide, occhi etc, (ritenute normalmente intoccabili negli sport di contatto, e pertanto non può essere praticato in forma sportiva come per tutti gli sport da combattimento).
A ciò si aggiunga la grande attenzione che riveste la preparazione per fronteggiare nemici armati, anche di armi da fuoco. Le tecniche di krav maga trovano oggi particolare riscontro ed applicazione nel campo degli operatori della sicurezza, delle forze armate e dei corpi di polizia. Oltre che in Israele, esso è ormai diffuso in tutti paesi del mondo, dando vita a numerose scuole.
Il krav maga è una “tecnica di combattimento” semplice e pratica (chi la insegna preferisce non chiamarla “arte marziale”). Infatti è nata per essere appresa in breve tempo ed essere usata in un contesto bellico. Il krav maga predilige un approccio offensivo, che caratterizza questo sistema di combattimento. Se altre arti marziali tradizionali, soprattutto di matrice orientale, tendono ad associare oltre all’insegnamento delle tecniche un sistema filosofico e spirituale, il krav maga risponde a criteri di tipo militare quali l’efficacia e la rapidità con cui si arriva al risultato desiderato, che è la neutralizzazione dell’avversario.
Dove spesso molte arti marziali (tra le quali anche quelle da cui il krav maga ha attinto, come il judo, il ju-jitsu, il kung-fu il karate, etc…) prediligono un’impostazione attendista che lascia all’avversario il tempo di contrattaccare, il krav maga punta ad una rapida neutralizzazione dell’avversario nel momento stesso in cui questi diventa una minaccia. Esso è una sintesi armonica di tecniche derivate dalle arti marziali, da sistemi di lotta a mani nude e dal sistema di close combat (combattimento ravvicinato) del Maggiore W.E. Fairbairn, metodo conosciuto col nome di Defendu. L’impostazione privilegiata prevede l’attacco a parti “sensibili” del corpo pressure point, evitando movimenti e azioni macchinose o non alla portata di tutti.
Questa impostazione, adatta ad ambienti ad alto rischio come i teatri operativi mediorientali, potrebbe essere fonte di problemi in situazioni di vita quotidiana: infatti l’approccio aggressivo e anticipatorio potrebbero portare a complicazioni di natura penale. Per questo, nell’ambito civile della difesa personale, il krav maga viene insegnato da istruttori esperti per essere usato solo in casi estremi di pericolo per la propria vita (violenza da strada, tentativi di stupro, aggressioni a mano armata ecc.).
La classificazione del krav maga come sistema di combattimento ravvicinato (come bene evidenzia la traduzione del nome) si evidenzia anche nella sua scarsa attitudine a essere praticato come sport da competizione. Puntando soprattutto a zone del corpo (genitali, carotide, occhi e punti di pressione etc.) ritenute normalmente intoccabili per altri sport di contatto, il krav maga difficilmente può essere praticato in forma sportiva, come avviene per karate, taekwondo ed altri sport da combattimento. A differenza delle arti marziali che ritualizzano i gesti il krav maga è un sistema di combattimento pragmatico: ogni gesto è essenziale, ogni colpo diretto verso un punto sensibile. A ciò si aggiunga la grande attenzione che riveste la preparazione per fronteggiare nemici armati, anche con armi da fuoco come pistole e fucili, per comprendere l’elevata specificità di impiego di questo sistema di combattimento, in cui lo scontro fra due avversari a mani nude è solo una delle possibilità.
Liberamente tratto Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

 

Perché krav maga project? L’idea è nata dopo una profonda ricerca dell’utilizzo di tutte le tecniche delle varie arti marziali conosciute  dal sottoscritto, da applicare nella Self Defense: karate, ju jitsu, judo, kickboxing e kyusho “pressure point”, senza nessuna intenzione e presunzione di carpire il nome naturale del sistema e la metodologia.

Scrivendo un programma tecnico facile all’utilizzo per una difesa personale rapida ed efficace, e con lo studio approfondito della psicologia e della prevenzione da utilizzare in caso di aggressione.

 

Appunti per l’Auto-Difesa

– Tipologia delle aggressioni

– Le vittime

– La paura

– Le trappole

– I segnali premonitori

– I codici di attenzione

– Analisi delle aree di rischio

– Adattamento alle situazioni

– Le leggi italiane sulla difesa personale

 

INTRODUZIONE

La difesa personale è, essenzialmente, una questione di atteggiamento mentale.

Se non siete consapevoli di quello che vi circonda, dell’ambiente e delle persone intorno a voi, se non siete presenti mentalmente in ogni cosa che fate, allora siete potenzialmente delle vittime e in alcune situazioni anche delle facili prede. Parlando di queste cose con alcune persone mi sono sentito rispondere che « … non si può vivere sempre con la paura di quello che può succedere». In proposito occorre chiarire che molte cose, nella nostra vita quotidiana, costituiscono una situazione di pericolo. Pensiamo solamente al gesto di accingersi ad attraversare una strada. Tutti noi sappiamo che, soprattutto in alcune zone della città o in determinati orari o in condizioni meteorologiche particolari, l’attraversamento di una carreggiata può essere pericoloso e comportare gravi rischi. Lo sappiamo, da sempre, ma non per questo rinunciamo ad attraversare la strada per recarci dove dobbiamo andare. Semplicemente prestiamo la necessaria attenzione al fine di prevenire eventuali incidenti. Analogamente, parlando di sicurezza in senso più ampio, bisogna chiarire che non si tratta di rinunciare a vivere la propria vita. Si tratta invece di viverla prestando la dovuta attenzione alle cose che facciamo. Tra il sottovalutare i pericoli quotidiani e restare chiusi in casa nascondendosi sotto il letto, esistono una vasta gamma di comportamenti intermedi, più o meno adeguati a seconda delle situazioni ambientali e temporali in cui ci troviamo. Altri mi hanno detto «… è tutto vero ma non si può rimanere sempre sul chi vive».  Giusto? Sbagliato! Si tratta invece di vivere la propria vita con una maggiore consapevolezza. Quante volte ci troviamo a fare qualcosa pensando a tutt’altro ? Magari stiamo pulendo la macchina e pensiamo a cosa mangiare per cena o dove recarci il giorno dopo. A volte capita addirittura di guidare per molti minuti senza accorgersene. Ebbene io penso, senza dilungarmi troppo sull’argomento, che il vivere con una maggiore presenza mentale possa solo portare dei benefici alla nostra vita ed anche ai rapporti con le persone con cui interagiamo. In ogni caso, credo sia importante prendere coscienza di quello che può mettere a repentaglio la nostra sicurezza e quella delle persone a noi care. A quel punto si può anche decidere che non vale la pena di prestarvi la massima attenzione o di adottare certe misure di prevenzione. Siete padroni di fare anche questo tipo di scelta, purché sia veramente una scelta e non il frutto del caso, della disattenzione o dell’ignoranza. Durante la lettura abbiate sempre ben presente che il contenuto del libro non può e non deve essere considerato come il sostituito di un buon corso di difesa personale o di antiaggressione. Dovete rendervi conto che un corretto approccio alla difesa personale non può assolutamente prescindere dalla conoscenza di alcune tecniche di auto-difesa e, soprattutto, dalla pratica sotto la guida di un valido istruttore.

Io cercherò di darvi alcuni consigli sulla prevenzione e di insegnarvi, in base alle mie Conoscenze. Sappiate tuttavia che nessuno strumento di difesa è sicuro al 100% e che può anche risultare del tutto inutile. Questo può accadere sia per il rischio, comunque presente, di inefficacia dello strumento (si veda il capitolo  “Affidabilità”) oppure perché l’accadimento potrebbe essere così repentino da non consentirne l’utilizzo. È pertanto necessario che vi rendiate conto che un sistema di difesa, soprattutto per le donne, è costituito da varie componenti tra le quali hanno grande importanza (oltre alla già citata prevenzione) la difesa verbale e la difesa fisica . Tali componenti non si possono apprendere da un libro e nemmeno da un video. È indispensabile che vengano insegnati da un istruttore qualificato nell’ambito di un programma ben strutturato che preveda anche la pratica in situazioni di forte stress emotivo. Infine un’ultima precisazione. Le situazioni a rischio e le difese possono variare a seconda che siate uomini o donne. Una donna è improbabile che si troverà ad affrontare rituali di sfida o di provocazione. Un uomo, di contro, difficilmente rischia di essere vittima di attacchi a sfondo sessuale. È quindi d’obbligo sottolineare che il contenuto del libro ed in particolare  “Appunti per l’Auto-Difesa”, non è specifico per la difesa dell’uomo o per la difesa della donna. In genere contiene indicazioni valide per entrambi e solo occasionalmente viene evidenziato, con (M) o (F), maschio o femmina. Anche in assenza di queste indicazioni vi sarà tuttavia possibile estrapolare, senza alcuna fatica, quello che può risultare maggiormente utile all’uno o all’altro.

Appunti per l’Auto-Difesa

Come già detto nell’Introduzione, non importa quanti anni avete trascorso nell’esercitare le arti marziali o quale strumento difensivo avete a portata di mano: se non avete sviluppato una buona capacità di stimare le situazioni di pericolo, queste vi coglieranno alla sprovvista e non sarete in grado di affrontarle adeguatamente.

Per poter sviluppare questa sensibilità, quindi per poter adottare le necessarie misure di prevenzione, è indispensabile acquisire una consapevolezza sui temi della violenza aumentando così il proprio livello di vigilanza. Non serve nascondere la testa nella sabbia. Oggigiorno i pericoli a cui siamo sottoposti sono molteplici e non è questa la sede adatta per analizzare i motivi di ordine sociale e politico per cui ciò avviene. Resta comunque il fatto che ciascuno di noi è potenzialmente la vittima di una aggressione e che non sempre lo scopo ultimo di tale aggressione è l’appropriazione di un bene.

 

Tipologia delle aggressioni

Vediamo ora di analizzare, a grandi linee, quali possono essere le aggressioni. In questo modo potremmo capire quali sono i motivi che innescano l’aggressione ed il tipo di aggressore che potremmo trovarci di fronte.

L’aggressività è un comportamento che viene messo in atto per ottenere qualcosa (come ad esempio l’impossessarsi di un bene altrui) soddisfando così un bisogno (la voglia di ottenere quel determinato bene).

A seconda di quali siano le pulsioni da soddisfare e lo scopo da raggiungere, ne deriva la pericolosità dello scontro in termini di conseguenze (non solo fisiche).

Negli animali, ad esempio, l’aggressività nasce per motivi legati alla lotta per il territorio, alla necessità di riprodursi, al desiderio di salire la gerarchia sociale. In tutti questi casi il combattimento viene ritualizzato, quindi non ha conseguenze letali o gravi per i contendenti. Uno dei due riconosce la supremazia dell’altro e vi si sottomette. Se invece le motivazioni riguardano la lotta per la sopravvivenza contro un predatore, il quale può agire spinto – ad esempio – dal bisogno di nutrirsi, allora il combattimento che ne deriva viene portato fino alle sue estreme conseguenze: la vita e la morte.

Ci sono naturalmente molti tipi di aggressori e aggressioni. Alcuni individui scelgono di rubare, altri di stuprare, ed altri ancora scelgono di praticare la violenza per puro piacere. Vi sono aggressori che studiano e pianificano l’attacco nei dettagli mentre altri lo attuano solo se ne hanno l’opportunità e ritengono che il rischio sia basso.

Vorrei innanzitutto chiarire cosa intendo per “aggressione”. Una aggressione può essere sia verbale che fisica e non è detto che quest’ultima costituisca un pericolo maggiore.

Aggressione verbale

In questa categoria rientrano tutti quei comportamenti che necessitano di una contromisura difensiva. Non possiamo quindi considerare tali gli insulti o le urla. Se invece ci troviamo di fronte a minacce o intimazioni indebite, allora abbiamo il diritto di difenderci e di impedire che l’aggressione ci porti conseguenze spiacevoli, anche anticipando una eventuale assalto fisico.  Facciamo qualche esempio. Se qualcuno si avvicina dicendo «dammi il portafoglio o ti ammazzo», questa è una aggressione. Ma anche le molestie verbali a sfondo sessuale sono aggressioni, soprattutto se attuate isolando la vittima o approfittando di situazioni in cui si trova particolarmente indifesa. Se una persona non rispetta immediatamente la vostra intimazione a lasciarvi stare avete il sacrosanto diritto di difendervi e di prevenire un eventuale attacco fisico.

Aggressione fisica

In questa categoria rientrano tutte quelle azioni che comportano un contatto fisico violento e non richiesto, quali ad esempio colpire, afferrare, toccare, spingere. Questi assalti, anche se di lieve entità, devono essere fermati immediatamente prima che possano degenerare.

Pericolosità

La pericolosità dell’aggressione può essere messa in relazione ad alcuni fattori oggettivi:

obbiettivo (es. rapina, violenza sessuale, vendetta, omicidio su commissione)

aggressori (es. loro numero, stato di alterazione, imponenza fisica)

luogo (es. un luogo molto isolato)

orario (es. di notte)

circostanze (es. di sorpresa)

modalità (es. a mani nude, con armi contundenti, con armi da fuoco)

Il confronto con soggetti sotto l’influenza di sostanze stupefacenti o alcool, ad esempio, è da considerare estremamente pericoloso. Il loro stato di alterazione vanifica qualunque tentativo di dialogo. Sono assenti sia i freni inibitori che la percezione del pericolo ed anche la soglia del dolore potrebbe essersi alzata, per cui diventa davvero problematico contenere i loro assalti. In queste circostanze il possesso di uno spray al peperoncino potrebbe davvero risultare propizio.

Considerate comunque la fuga come l’opzione principale ed anche la più sensata.

La pericolosità dell’aggressione è tuttavia condizionata anche da fattori soggettivi che aumentano la vulnerabilità della vittima. Ad esempio il sesso, la sua età, le condizioni fisiche e le capacità difensive (chi pratica pugilato o arti marziali avrà qualche chance in più rispetto ad un giocatore di scacchi). In relazione all’obbiettivo, possiamo suddividere le aggressioni in tre tipologie principali.

  

Aggressione a scopo di rapina

Questo tipo di aggressore è di norma un professionista, nel senso che la sua attività è volta al conseguimento di un profitto. Per raggiungere il suo obbiettivo egli può utilizzare la violenza fisica oppure la sottomissione.

Nel primo caso si tratta di un assalitore il quale tende una imboscata alla sua vittima e la rende impotente tramite la violenza fisica.

Nel secondo caso è un rapinatore (la distinzione è a nostro uso e consumo e non ha niente a che vedere con quanto previsto dal codice penale) il quale utilizza la minaccia per intimidire la vittima. Quest’ultima, di fronte all’aggressività del rapinatore, subirà una iniezione di adrenalina e resterà pietrificata (vedere il capitolo La Paura).

Valutate sempre se l’obbiettivo del rapinatore è tale da giustificare una vostra reazione. Di norma la sua pericolosità cessa quando egli ottiene il bene di cui vuole impossessarsi.

Personalmente sono convinto che non esistano beni materiali che valgano il rischio di subire lesioni gravi. Per questo motivo consiglio di non mettere a repentaglio la propria incolumità azzardando difese rischiose. Consegnate il bene ed allontanatevi al più presto andando verso zone più sicure. Ignorate le umiliazioni verbali, il vostro ego non è un buon consigliere e quello che penseranno gli altri di voi non vale nemmeno un centesimo. Non è questione di coraggio o di vigliaccheria. È solo questione di buon senso. Chi la pensa diversamente è solo uno stupido.

Se invece oltre alla rapina l’aggressore rapinatore pone in essere forme di violenza fisica, allora siamo in una situazione in cui è necessario lottare per la sopravvivenza. Non possiamo sapere a priori fino a che punto la violenza potrà minare la nostra integrità. Per questo motivo dobbiamo rifiutare con decisione il ruolo di vittima e trasformarci a nostra volta in predatori. Sia l’assalitore che il rapinatore, preferiranno scegliere una vittima che sia inconsapevole dell’ambiente circostante ed attueranno il loro attacco in ambienti poco frequentati. Una adeguata presenza mentale unita alla conoscenza dei potenziali rischi (che ci farà anche evitare certe zone in certi orari), sarà quindi la chiave per rendere se stessi un bersaglio più difficile.

Aggressione conseguente a diverbi (M) (es. stradali)

Questo tipo di aggressione può e deve essere prevenuta lavorando sul proprio ego. Come dice Geoff Thompson nel libro The art of fighting without fighting, si tratta di affinare l’arte di evitare e per far questo occorre «avere il controllo su se stessi, sul proprio ego, sul proprio orgoglio, saper resistere ai condizionamenti sociali, in modo da neutralizzare le proprie emozioni negative prima che esse ci trascinino in una situazione che altrimenti avrebbe potuto essere evitataMolte persone, quasi senza accorgersene, non evitano le situazioni pericolose perché hanno paura di quello che gli altri penseranno di loro se dovessero scappare. In realtà la paura non è un’emozione negativa e non c’è niente di male nel provarla. Inoltre sappiate che «sono gli individui insicuri quelli che rispondono più facilmente con la violenza ad ogni provocazione perché gli mancano le risorse necessarie per andare controcorrente ed essere indifferenti a ciò che gli altri pensano».

È anche una questione di senso tattico: non sapete con chi avete a che fare, non potete avere la certezza che non sia armato e soprattutto non conoscete le reali intenzioni nei vostri confronti. L’unica via è il dialogo, senza alzare la voce e senza insultare. Più passa il tempo e più le possibilità d’innesco dello scontro diminuiscono, soprattutto se i motivi che lo hanno fomentato sono futili. Quindi, se qualcuno vuole un pezzo di asfalto o vi insulta per una manovra, allertate i vostri sensi ma non reagite alle provocazioni. In uno eventuale scontro fisico potreste anche avere la meglio ma quali sarebbero le conseguenze ? Una causa legale per lesioni nella migliore delle ipotesi. Casi simili possono segnare per sempre la vita di un persona.

Cercate quindi, innanzitutto, di non cadere preda del vostro ego mantenendo comunque la piena coscienza dei vostri diritti ed il rispetto verso di voi e verso il prossimo. Se arrivate faccia a faccia con questo tipo di aggressore e non potete disimpegnarvi, allora occorre considerare che, molto probabilmente, le cose si svolgeranno secondo certi rituali. In questa situazione è necessario saper recitare, ponendo tuttavia dei confini oltre i quali è necessario agire con tempismo.

Aggressione gratuita (M)

Tipica aggressione che avviene nei bar o nelle discoteche da parte di uno o più individui che attaccano qualcuno per motivi futili o senza alcun motivo ed è facilmente riconoscibile. Ha un tipico atteggiamento da “spaccone”, sia nel modo di camminare che nella postura da seduto. Se è in compagnia si esprime in modo chiassoso e probabilmente si è caricato bevendo molto. Quello che cerca è una  scusa per sfogare le proprie frustrazioni e la scusa la troverà nel contatto fisico o nel contatto visivo con la sua vittima. Il contatto avviene in maniera casuale ma è subito reiterato creando i presupposti per la violenza. In certi ambienti il contatto visivo casuale, più che quello fisico, può essere particolarmente pericoloso in quanto viene interpretato dal subconscio come una sfida a combattere. Questo tipo di situazione è descritta ed analizzata molto bene nel libro di Geoff Thompson che ho già citato. Io mi limito a ribadire che se abbiamo la sensibilità di riconoscere queste situazioni esplosive, allora abbiamo anche gli strumenti per prevenirle o per uscirne disimpegnandoci in tempo utile.

Se qualcuno continua a fissarci dopo che abbiamo incrociato il suo sguardo casualmente, possiamo sorridergli salutandolo con un cenno del capo o della mano. Di solito questo gli farà credere che lo abbiate già incontrato da qualche parte ed il rituale si interromperà. Qualora invece dovesse insistere, domandandovi cosa avete da guardare, non costa nulla chiedergli scusa (con fermezza, oltre che con gentilezza) rispondendo che pensavamo di conoscerlo. Lo stesso dicasi in caso di un contatto fisico involontario. Chiedete scusa e aggiungete anche un lieve sorriso che denoti tranquillità e sicurezza. Infine, se ci sentiamo presi di mira quando siamo in un locale, dovremmo sempre avere il buon senso di andare altrove.

  

Aggressione sessuale (F)

Ritengo che sia il tipo di aggressione più pericolosa, sia per l’inferiorità fisica della vittima sia per le conseguenze che comporta anche a lungo termine.

In questo paragrafo vorrei evidenziare che l’estrema gravità di questa aggressione è data anche dal fatto che non è possibile sapere a priori quale è il vero obbiettivo dell’aggressore.

Possiamo infatti distinguere almeno 3 tipi di aggressori:

▪ l’aggressore di potenza, il cui obbiettivo è quello di compiere l’atto sessuale. Egli usa le mani o altri strumenti per intimidire e per raggiungere il suo scopo.

▪ l’aggressore di rabbia, per il quale lo scopo primario non è la violenza carnale ma l’umiliazione. Per questo motivo compie atti degradanti sulla vittima, sia verbali che fisici.

▪ l’aggressore sadico, senza dubbio il più pericoloso, è invece un serial killer. Lo scopo finale dell’aggressore è l’omicidio. L’atto sessuale erotizza l’aggressione ma può anche non avvenire.

Questo tipo di aggressione viene molto spesso preparata e pianificata pedinando la vittima Se questa non risulta abbastanza vulnerabile è probabile che l’aggressore rinunci al proprio intento.

In caso contrario verrà scelto il momento più opportuno scegliendo tra quelli in cui la vittima è isolata e ha abbassato la guardia. Solitamente quest’ultima circostanza accade proprio quando la persona si trova in un ambiente conosciuto in quanto frequentato quotidianamente. Nel capitolo “Analisi delle aree di rischio” cercherò di aiutarvi ad individuare queste zone di pericoloso comfort mentale.

Le vittime

Cosa hanno in comune le situazioni descritte nel capitolo precedente? Che gli aggressori, sebbene spinti da motivazioni differenti, sono tutti dei predatori. La comprensione di questo particolare è molto importante. I predatori, infatti, scelgono sempre la vittima più facile.

Se l’aggressore ci ha scelto, molto probabilmente è perché qualcosa nel suo istinto gli ha comunicato la nostra debolezza in quanto noi, con il nostro atteggiamento, l’abbiamo manifestata.

Quindi la chiave della difesa personale consiste nel rendere se stessi un bersaglio difficile. In questo modo avremo minori possibilità di essere scelti come vittime da parte di un predatore. Se un ladro vuole derubare un appartamento preferirà quello non protetto da impianti di allarme, oppure la villetta senza cani da guardia. In maniera analoga è necessario fare in modo che la nostra persona venga percepita come un bersaglio difficile. Se prestiamo attenzione a quello che ci circonda, se mostriamo un atteggiamento dissuasivo, allora è probabile che il predatore non ci scelga come vittima. Trascurando per il momento i rischi a cui vanno incontro le persone con una personalità irascibile e con un atteggiamento provocatorio, possiamo dire che i soggetti insicuri sono certamente quelli più a rischio di aggressione. Mi riferisco alle persone che manifestano una andatura incerta e un atteggiamento dimesso, che hanno la voce esitante e si giustificano spesso con espressioni di imbarazzo.

Gli aggressori (anche quello “gratuito”) non scelgono mai a caso le proprie vittime. Come tutti i predatori essi, con un istinto affinato dall’esperienza, non sceglieranno mai la preda che potrebbe creargli qualche difficoltà.

(M) Per questo motivo, soprattutto in ambienti a rischio, dovreste adottare un portamento calmo e sicuro anche se vi sentite intimiditi o imbarazzati. Evitate le situazioni di sfida. Se per caso incrociate lo sguardo di qualcuno lasciate che i vostri occhi guardino oltre come se cercaste qualcosa o una persona. Questo vi consentirà di non essere fraintesi senza tuttavia abbassare lo sguardo, che verrebbe interpretato come un segno di debolezza. Qualora, nonostante la vostra accortezza, si dovesse verificare un contatto verbale tutt’altro che amichevole, allora evitate di controbattere e andatavene mantenendo un portamento tranquillo. Solitamente questo è sufficiente a far rientrare il pericolo ma se, al contrario, venite avvicinati, allora preparatevi ad affrontare la situazione al meglio delle vostre possibilità.

La paura

In condizioni di agitazione, stress, paura, ansia (come anche di freddo), la ghiandola surrenale, stimolata dall’ipotalamo, secerne l’adrenalina che attraverso il flusso sanguigno raggiunge recettori specifici situati nel fegato, nei muscoli scheletrici, nel cuore e nel sistema vascolare, producendo effetti stimolanti. La nostra sensibilità al dolore diminuisce, il cuore batte più rapidamente e i muscoli ricevono più sangue. Tutto questo ci mette nelle condizioni ideali per poterci difendere, se non fosse che la nostra psiche percepisce tutto ciò come … paura. La conseguenza è che, anziché riuscire ad avvantaggiarci della condizione indotta dall’ormone adrenalina, ci sentiamo pietrificati. Perché avviene tutto ciò? La paura è una emozione che proviene dal nostro cervello rettiliano. Si tratta di un meccanismo di difesa molto antico che ci spinge a fuggire – se possibile – o in alternativa a rimanere immobili, congelati. Se questo meccanismo di difesa poteva (forse) salvarci la vita di fronte alla tigre dai denti a sciabola …. dubito che possa tornare utile nel confronto con un aggressore determinato o con un provocatore che legge nella nostra non-reazione una conferma della propria superiorità (non solo fisica). Quello che ci “congela” di fronte al predatore è proprio dovuto all’improvviso entrare in circolo di alcuni ormoni molto potenti tra cui, come spiegato, l’adrenalina (non solo, ma limitiamoci a questo in quanto più conosciuto).

Gli effetti sono vari e tra quelli di nostro interesse abbiamo:

▪ sudorazione, soprattutto alle mani

▪ torpore o tremore delle estremità

▪ movimenti limitati dovuti a contrazione o paralisi degli arti

▪ vista ristretta “a tubo”

▪ udito alterato (si percepiscono suoni ovattati)

▪ voce alterata (acuta)

▪ cambiamento di colore del volto (rossore o pallore)

▪ vampate di caldo o brividi di freddo

▪ pupille dilatate

▪ posizione eretta

▪ respiro affannoso

▪ tachicardia

▪ disturbi gastro-enterici (nausea, stimolo ad orinare o defecare)

▪ diminuita capacità di ragionare lucidamente (che arriva anche a menomare la facoltà della parola) dovuta al ridotto afflusso di sangue al cervello a vantaggio delle aree muscolari più importanti per la difesa Niente male vero? Inoltre, poiché la brutta situazione in cui vi trovate capita (fortunatamente) molto di rado, ne consegue che gli effetti di questi ormoni saranno molto marcati ed inoltre accentuati dall’ulteriore panico che consegue al sentirsi improvvisamente fuori uso, quindi inermi ed impotenti. Al contrario l’organismo di un “rissaiolo” incallito è abituato a questi potenti ormoni (con prevalenza di noradrenalina stimolata dall’aggressività), gli effetti collaterali verranno quindi avvertiti in misura minore e le sensazioni conseguenti (già provate altre volte) non lo spaventeranno affatto (anzi, è probabile che vada inconsciamente a ricercarle). Che fare dunque per cercare di minimizzare gli effetto collaterali dell’adrenalina ? Occorre innanzitutto capire a fondo quali sono i meccanismi che scatenano quelle reazioni chimiche, scambiate per paura, proprio negli attimi che precedono uno scontro o la fuga. Considerate anche che non è importante quello che accade ma come voi siete abituati (o allenati) ad interpretarlo. Se decide di avere paura vi sentirete spaventati ma se decidete di arrabbiarvi allora sarete arrabbiati. Cercate di sviluppare un atteggiamento positivo. Le sensazioni che state Le sensazioni che state provando sono il segnale che nel vostro organismo scorre un potente ormone, è gratis ed è una vera benedizione in quanto vi consente di non sentire il dolore, di essere pronti alla difesa senza riscaldamento e stretching, di avere maggiore velocità e potenza. Per questo occorre approfittarne. Sviluppate avversione nei confronti di chi vuole fare di voi una vittima. Abbassate il baricentro del vostro corpo e cercate una maggiore stabilità, sorridete e rilassate i muscoli della faccia, poi le spalle ed allentate i pugni, respirate nell’addome anziché nella cassa toracica e quindi rallentate il ritmo del respiro. Il battito cardiaco torna ad essere accettabile. Ora le vostre pupille si sono ristrette e la voce è diventata più greve (o meno acuta). Se avete difficoltà a fissare l’avversario dritto negli occhi potete fissare il suo naso o un punto tra naso e bocca, l’effetto sarà identico. Carichi degli ormoni che l’organismo vi ha regalato, siete dunque pronti a difendervi, non siete più la passiva vittima del predatore e siete decisi ad invertire i ruoli. Il vostro avversario lo sa e potrebbe rinunciare. Questo tipo di training autogeno dovrebbe essere ripetuto periodicamente. Visualizzate mentalmente le situazioni di pericolo e le difese che siete in grado di adottare. Questa pratica può risultare molto allenante in quanto attiva una serie di neuroni che reagiranno poi di fronte allo stimolo concreto Come vedete l’adrenalina serve a qualcosa! Per questo prima ho parlato di “effetti collaterali”, perché quelli primari sono assolutamente benefici in rapporto alla situazione che state vivendo. Apriamo una parentesi tornando per un attimo all’esempio dell’aggressione a scopo di rapina: se vi stanno rapinando usando un’arma e vogliono solo il portafoglio o l’orologio, allora è probabile che il cervello rettiliano abbia ragione, state fermi, non vale la pena di correre rischi.

Le trappole

Quasi tutti gli attacchi per strada avvengono dopo un’iniziale inganno attraverso il quale gli aggressori costruiscono una situazione a loro favorevole. Comprendere queste strategie è fondamentale per la prevenzione. Geoff Thompson ci dice che dialogo, distrazione, inganno e atteggiamento disarmante, sono spesso utilizzati da aggressori quali rapinatori e stupratori. In questi casi l’attacco non è diretto ed immediato ma viene preceduto da questi espedienti con l’intento di farci abbassare le difese. Il dialogo, ad esempio, serve all’aggressore per attirare l’attenzione della vittima distraendola. Anche persone con molta esperienza possono essere vittime delle tattiche di distrazione, lasciando cadere qualsiasi barriera difensiva.

(F) Fate attenzione a coloro che si avvicinano e si rivolgono a voi, qualunque cosa vi dicano, qualunque sia il tono della loro voce o il loro abbigliamento. Se vi trovate in un’area di rischio è preferibile non rispondere e sentirsi dare del maleducato piuttosto che cadere in una trappola. La comprensione di questi stratagemmi è fondamentale se volete veramente diventare un bersaglio difficile. Dovete evitare di essere prescelti come vittime e se lo siete dovete fuggire non appena vi accorgete che una aggressione – di qualunque tipo – si sta preparando ai vostri danni. Sviluppate la capacità di osservare e ascoltate il vostro istinto.

Se è troppo tardi per disimpegnarvi, potete iniziare tentando una dissuasione verbale. Rimanete ad una distanza di sicurezza (due volte la lunghezza di un braccio) ed usate la ragionevolezza mantenendo però un atteggiamento calmo e sicuro, la voce bassa e controllata. Evitate qualunque sfida e con disinvoltura, mettetevi in una posizione di guardia (vediamo note avanti)

(F) La dissuasione verbale è una parte fondamentale nei corsi di antiaggressione femminile e personalmente non ritengo che possa essere insegnata in un libro. È necessario sperimentarla ad alta voce, in ambiente controllato (con la guida dell’istruttore) e sotto stress indotto dall’esercitazione. Mi limiterò pertanto ad evidenziare due concetti fondamentali:

▪ una donna non deve mai instaurare alcun dialogo con il potenziale aggressore e deve limitarsi a ribadire la formula di dissuasione sperimentata nei corsi (un semplice: «stai lontano» oppure «stai indietro»)

▪ una donna non deve mai consentire al potenziale aggressore di invadere la propria zona di sicurezza, il limite oltre il quale vi sentite a disagio o in pericolo. Se una persona si avvicina ad una donna dopo che questa ha reiterato l’invito a stare lontano, significa che non ha intenzioni amichevoli e deve quindi scattare la difesa.

(M) Per quanto riguarda invece gli uomini, è necessario premettere che la difesa verbale deve essere adeguata al temperamento di ciascuno ed al suo stato d’animo. In ogni caso sarà sempre concisa, decisa ed accompagnata dal linguaggio corporeo (posizione delle mani, della testa ecc…). Dalla semplice fermezza si può anche arrivare a mostrare aggressività, ma solo se siete già abituati a sostenere questo tipo di rituale. Il vostro obbiettivo rimarrà comunque quello di disimpegnarvi prima possibile.

Dovreste anche creare una protezione ponendo, in maniera non aggressiva, una mano (che chiameremo mano madre) tra voi ed il vostro avversario. Questa mano serve a mantenere la distanza e costituisce anche la prima barriera ai colpi che potrebbero essere portati contro di voi. La mano madre è anche una antenna che capterà le intenzioni dell’avversario preparandovi a reagire. Tenete d’occhio il linguaggio corporeo dell’avversario. Se avanza allora la minaccia è più grave rispetto a quella costituita da un molestatore che sta fermo e si limita a ritualizzare lo scontro con gesti e parole. Non toccate mai l’avversario. Se l’avversario tocca la mano madre più di una volta, allora significa che l’attacco è imminente e che dovete passare all’azione, per primi e senza alcuna indecisione. Quando agite dovete essere sicuri di ledere l’avversario in maniera sufficiente ad avere il tempo per fuggire in zone più sicure.

(M) Anche se ci troviamo in una situazione scaturita da un diverbio è davvero importante impedire che l’altra persona si avvicini. Invitatelo verbalmente e con il palmo della mano a mantenere una distanza di sicurezza. Non sperate nell’aiuto dei passanti e non crediate che essi costituiscano un deterrente nei confronti di chi, in quel momento, ha il cervello completamente offuscato. Se vi considera una facile preda vi colpirà. Pertanto se oltrepassa la distanza di sicurezza significa che ha intenzionalmente iniziato la sua aggressione e che dovete agire.

Il mio consiglio è anche quello di rendere palese a chiunque la vostra volontà di evitare lo scontro fisico. Mettete in avanti il palmo della mano ed intimate all’opponente di fermarsi, di non avvicinarsi, ditegli che non cercate guai e che non volete lo scontro. Probabilmente dirà qualcosa di volgare e si avvicinerà. Se in quel momento dovete agire (colpendolo), le persone presenti potranno testimoniare che non avete potuto farne a meno. Evitate sempre di infierire inutilmente o per vendetta e disimpegnatevi il più velocemente possibile, Tuttavia, poniamo il caso che siate scesi da un’automobile (quindi siete identificabili dal numero di targa), oppure che vi siano testimoni, o ancora che non si tratti di una situazione ad alto rischio. In questi frangenti, qualora l’opponente risulti gravemente ferito o privo di conoscenza, sarebbe opportuno soccorrerlo o quanto meno, nell’incertezza, allontanarsi e chiamare subito il 118 indicando dove si trova la persona ferita.

Per situazioni di alto rischio intendo tutte quelle situazioni che rappresentano un grave pericolo alla vostra incolumità fisica, quali ad esempio il trovarsi in zone isolate, in orari serali notturni, in evidente inferiorità fisica o numerica oppure anche il trovarsi di fronte ad un aggressore armato. Il dialogo e i trucchi utilizzati dall’aggressore per rendere la vittima più vulnerabile non vengono tuttavia attuati se quest’ultima si trova isolata e in evidente inferiorità fisica o psicologica. In questi casi l’aggressione può avere inizio con una imboscata e questa imboscata viene portata con un attacco fisico, improvviso e violento. Il primo colpo potrebbe anche essere l’ultimo, sempre che l’aggressore non voglia infierire sul vostro corpo a terra ed incosciente. Vedremo nel capitolo riguardante i codici di attenzione come evitare il rischio di essere vittima di questo attacco o, quanto meno, come limitarne le conseguenze.

  

I segnali premonitori

Cerchiamo ora di capire, grazie anche a Geoff Thompson, quali sono i segnali fisici per comprendere le reali intenzioni di un aggressore il quale, prima di attaccarci, abbia posto in essere un rituale di intimidazione o stia cercando di distrarci per coglierci alla sprovvista. Le indicazioni riportate hanno il solo scopo di aiutarvi a comprendere meglio la situazione in cui vi trovate, cogliendo anche le più piccole sfumature. Si tratta pertanto di un elenco di segnali che potrebbero manifestarsi anche solo in minima parte.

▪ mentre parla gli occhi del predatore si muovono in maniera irregolare guardando in ogni direzione, probabilmente sta controllando l’area per verificare la presenza di testimoni o della polizia

▪ l’adrenalina scorre abbondante nel suo sangue e pertanto manifesterà viso pallido, occhi spalancati, sguardo serio e teso, non starà fermo e muoverà continuamente gli arti (tipico di chi cerca di mascherare un leggero tremore), la voce non sarà ferma ma un po’ tremolante

▪ le braccia sono allargate e vuole apparire più grosso di quello che è ▪ la minaccia viene posta in essere anche con un cenno delle dita che invita, in maniera molto spavalda, la vittima ad avvicinarsi

▪ potrebbe lanciare la sua sfida muovendo la testa o annuendo ed anche toccandosi il collo proteggendo istintivamente la gola ▪ gli occhi sono sporgenti, spalancati, lo sguardo è fisso e cerca di non battere le ciglia.

Ad un certo punto il rituale finisce ed il predatore si prepara all’attacco:

▪ le sopracciglia si abbassano

▪ assume una posizione di guardia girandosi su un lato

▪ si avvicina ed aumenta i movimenti delle braccia

▪ se è armato è probabile che la mano armata resti nascosta sino all’ultimo, quindi se non

vedete una mano dell’aggressore probabilmente sta nascondendo un’arma

Fate attenzione anche ad eventuali trucchetti un po’ cinematografici ma che, proprio per questo, potrebbero far parte del bagaglio “culturale” dell’aggressore.

Tra questi:

▪ l’aggressore finge di andarsene ma in realtà sta caricando un braccio, si volta repentinamente e vi colpisce

▪ vi minaccia con una mano ma vi colpisce con il coltello che impugna nell’altra

▪ vi lancia qualcosa in faccia o sputa e subito dopo colpisce Infine, se gli aggressori sono due, sappiate che molto probabilmente uno dei due attaccherà da un lato o prendendovi alle spalle mentre quello di fronte vi sta impegnando verbalmente.  In questa situazione è veramente difficile tenere sotto controllo entrambi in quanto, come già detto in precedenza, l’adrenalina ha ristretto la nostra visuale. Cercate comunque di utilizzare una visione periferica, muovete la testa solo lo stretto indispensabile, non fate capire che riuscite a controllare anche i movimenti dell’altra persona. In questo modo potreste essere voi a sorprendere l’aggressore colpendolo d’anticipo e guadagnando spazio e tempo per la fuga. La priorità è sempre quella di scappare, magari adottando a nostra volta qualche espediente. Se invece vi trovate costretti a tentare una difesa fisica, magari sotto la minaccia diretta di un coltello, potete anche voi avvalervi di una tecnica di distrazione e preparare la reazione ponendo una domanda che distragga momentaneamente l’aggressore, del tipo: «Ma non sei l’amico di Mimmo?». Agite immediatamente dopo la domanda, sfruttando l’attimo in cui la mente dell’aggressore si distoglie dall’azione che sta compiendo.

I Codici di attenzione

Siamo ora arrivati ad un vero e proprio pilastro della difesa personale: la consapevolezza della situazione. Se non siamo presenti mentalmente, se non siamo attenti a ciò che ci sta attorno, allora siamo dei bersagli facili e risulterà impossibile percepire, in tempo utile, i segnali che potrebbero aiutarci a prevenire un’aggressione. Gli attacchi fisici alle persone sembrano accadere molto spesso a sorpresa e nei momenti in cui queste risultano maggiormente vulnerabili. Ebbene, nella maggior parte dei casi le vittime sono state colte di sorpresa proprio perché non avevano percepito né il pericolo nascente né il proprio stato di vulnerabilità.

Un certo Jeff Cooper, colonnello dei Marines in pensione ed ora istruttore di tecniche per la sopravvivenza urbana, ha ideato un sistema per aiutare le persone a riconoscere e valutare le situazioni potenzialmente pericolose al fine di evitarle in tempo. Questo sistema è basato su codici suddivisi in quattro colori che rappresentano altrettanti stadi di allerta mentale. Una corretta comprensione dei codici di attenzione è fondamentale per abituarci ad avere una piena consapevolezza dell’ambiente circostante.

Codice Bianco questa è la condizione nella quale il nostro stato mentale è privo di attenzione nei confronti dell’ambiente e delle persone intorno a noi. Non è necessario essere “sovra pensiero”. È sufficiente che la nostra attenzione non sia focalizzata su quello che succede. Quando una persona è “spenta”, quindi mentalmente assopita e inconsapevole della situazione, viene facilmente individuata quale facile preda da parte di un aggressore. La maggior parte delle persone si trova quotidianamente immersa in questo stato mentale. Se camminando per strada urtiamo qualcuno per sbaglio, significa che non eravamo presenti mentalmente. Non sottovalutate i pericoli di questo stato mentale. Molta gente muore proprio mentre è “spenta” in Codice Bianco, magari quando si trovava alla guida della propria autovettura.

Codice Giallo corrisponde al nostro stato mentale quando siamo “accesi”, consapevoli di dove siamo e di cosa stiamo facendo, quindi pronti a riconoscere anche la presenza di un potenziale pericolo. Possiamo anche essere rilassati ma la nostra consapevolezza si estende in ogni direzione e presta attenzione anche ai dettagli. Questa è la condizione in cui dovremmo sempre essere quando siamo in luoghi non protetti. Per abituarci a questo livello di attenzione possiamo esercitarci a fare un inventario di quello che riusciamo ad osservare mentre camminiamo per strada prestando particolare attenzione:

▪ all’illuminazione

▪ alle vie deserte

▪ alle persone raggruppate senza apparente motivo

▪ all’ubicazione delle fermate degli autobus dove si può trovare più facilmente qualcuno in caso di bisogno.

Quando entriamo in un locale cerchiamo di essere coscienti:

▪ di quante persone ci sono

▪ di dove si trovano i bagni e le uscite

▪ se vi sono gruppi particolarmente chiassosi ed alterati

Sono solo alcuni esempi che potrete ampliare, costruendo anche situazioni immaginarie. In questo modo riuscirete, con il tempo, a sviluppare una migliore capacità di isolare gli elementi importanti delle situazioni che possono degenerare in un pericolo. Non si tratta di diventare paranoici ma di aumentare la propria capacità di osservare. Dobbiamo abituare il nostro subconscio a restare sempre “acceso” ed attento a quello che succede, proprio come siamo “accesi” ed accorti prima e durante l’attraversamento di una strada.

Codice Arancione denota il nostro stato mentale di fronte ad un allarme specifico quale un pericolo nascente. Con questo livello di attenzione possiamo fare una rapida valutazione riguardante il comportamento da adottare qualora il pericolo si concretizzi. Facciamo un esempio. Stiamo camminando per strada e siamo “accesi” in Codice Giallo. Grazie a questo stato mentale ci accorgiamo che due persone sospette camminano sull’altro marciapiede. Non entriamo volutamente nel dettaglio sul perché queste persone sono “sospette”:  del tutto sufficiente che il nostro istinto le qualifichi come tali! Ad un certo punto le persone si spostano, senza apparente motivo, sul nostro marciapiede e camminano verso di noi. In questo momento il nostro livello di attenzione sale a livello Arancio. Possiamo quindi valutare il comportamento necessario: preparare lo spray nella mano destra oppure cambiare a nostra volta marciapiede (magari guardando lontano come se cercassimo qualcosa o qualcuno per non attirare la loro attenzione) oppure entrambi i comportamenti. Grazie alla nostra condizione di Codice Giallo è stato possibile riconoscere il pericolo e abbiamo anche avuto il tempo di gestirlo adottando un comportamento difensivo.

Codice Rosso è lo stato di allerta necessario al combattimento o alla fuga. Appena abbiamo cambiato marciapiede, quelle persone lo hanno cambiato a loro volta e si sono dirette velocemente verso di noi. Il pericolo ora è reale e concreto: siamo sotto attacco. Il nostro stato mentale è ora in Codice Rosso e siamo pronti a difenderci o a fuggire. Privilegiate sempre la fuga se questa opzione risulta possibile e se c’è un luogo sicuro da poter raggiungere velocemente. Tornando al nostro esempio: ci fermiamo pronti alla difesa, le persone ci raggiungono e correndo ci superano … raggiungono un auto e ci salgono. Il pericolo è rientrato e possiamo tornare al Codice Arancione e poi al Codice Giallo. Avremmo potuto accorgerci che quelle persone stavano correndo verso un auto che si era appena fermata e che l’autista faceva loro dei cenni? Forse, tuttavia la situazione rappresentava realmente un pericolo che rendeva necessario il passaggio dal Codice Arancione al Codice Rosso. Abbiamo fatto la cosa giusta e non abbiamo sottovalutato la situazione nemmeno per un istante. Non ignorate mai il vostro istinto, non lasciate che la “ragione” vi faccia abbassare le difese o minimizzare il pericolo. La ragione, sovente, non ci mostra come è realmente una situazione ma come vorremmo che fosse. Certamente la capacità di stimare una situazione di pericolo dipende molto del nostro bagaglio di esperienze. Tuttavia mi sento di ribadire che per la propria sicurezza è salutare prestare sempre ascolto all’istinto, alle sensazioni che percepite osservando luoghi, persone, ascoltando voci o rumori. Un altro esempio. Siamo seduti in un locale a bere qualcosa e ci troviamo in Codice Giallo. Questa condizione potrebbe consentirci di riconoscere una situazione non gradita e farci prevenire il pericolo andandocene altrove. Tuttavia, mentre cerchiamo di andarcene, una persona ci apostrofa in modo sgarbato. Entriamo in Codice Arancione. Questo ci consente di adottare i comportamenti adeguati. Se nonostante il nostro tentativo di disimpegno la persona si avvicina allora passiamo al Codice Rosso.

Non dovete mai trovarvi in Codice Bianco in quanto è impossibile passare da questa condizione al Codice Rosso. Qualunque sia il sistema difensivo da voi scelto esso via sarà utile solo se vi trovate in Codice Giallo. In caso contrario vi accorgerete della minaccia solo quando è oramai troppo tardi.

Analisi delle aree di rischio

La maggior parte delle nostre azioni quotidiane sono ripetitive. Usciamo di casa alla stessa ora per andare al lavoro, frequentiamo gli stessi posti e le stesse persone, parcheggiamo più o meno nella stessa zona quando rincasiamo. Probabilmente il ripetere cose già fatte in posti conosciuti ci fa sentire a nostro agio. Eppure molte aggressioni avvengono proprio quando la vittima sta vivendo una situazione confortevole.

Oltre ad allenare la nostra capacità di osservazione (come descritto in precedenza), possiamo anche analizzare la nostra routine quotidiana e prendere coscienza dei potenziali pericoli. Il diagramma della Figura n.2 costituisce un esempio per costruire la propria analisi delle aree di rischio. Potete usare lo stesso procedimento per altre situazioni che si ripetono con una certa regolarità, come le uscite del sabato sera.

Nel rettangolo vengono indicate le situazioni di maggior pericolo. Tuttavia vi raccomando di non prendere alla lettera quanto indicato nel flow-chart. Sono solo degli esempi ed il vostro obiettivo è proprio quello di imparare ad osservare ed analizzare. Adottate sempre le precauzioni che vi vengono suggerite dall’esperienza, dalla lettura (ad esempio di questo libro) o dall’istinto.

Ascoltate il vostro istinto e non respingete la lettura o l’ascolto di quello che è accaduto ad altri. L’atteggiamento scaramantico non vi servirà a nulla. Quel tipo di cronaca, al contrario, può contribuire ad accrescere il vostro bagaglio di conoscenze e quindi ad aumentare la percezione dei pericoli e la capacità di reazione.

Adattamento alle situazioni

Nel corso degli anni abbiamo sviluppato alcune capacità motorie che ci aiutano a non cadere quando inciampiamo. In modo analogo, per la nostra sicurezza, è necessario sviluppare la capacità di stimare le circostanze e la capacità di adattamento. Quando ci troviamo in una situazione di potenziale pericolo, non possiamo permetterci il lusso di aspettare passivamente che gli eventi ci cadano addosso. Cercate immediatamente di individuare le vie di fuga, i posti dove potervi riparare, gli oggetti che potrebbero costituire un’arma improvvisata. Adottate il comportamento difensivo più appropriato.

Le leggi italiane sulla di difesa personale

Difendere la propria o l’altrui incolumità è un diritto. Tuttavia, affinché questo diritto venga riconosciuto dalla legge, è necessario che sussistano alcune circostanze.

Innanzitutto la difesa deve essere inevitabile. Quindi, se è possibile salvaguardare la propria incolumità fuggendo o ricorrendo all’aiuto dell’autorità, dobbiamo adottare queste opzioni e non ci è consentito ricorrere alla violenza. Non è nemmeno lecito lanciare sfide o provocazioni intenzionali.

Il pericolo deve anche essere attuale. La nostra reazione deve quindi essere sempre immediata e finalizzata a contrastare o prevenire il pericolo contingente. Se il danno è già avvenuto non possiamo perseguire a posteriori l’aggressore perché si tratterebbe di una vendetta. Per lo stesso principio, se il pericolo è cessato (perché l’aggressore è stato ridotto all’impotenza) dobbiamo subito interrompere la nostra azione difensiva (non possiamo continuare a colpire). In merito a quest’ultimo punto vi dico solo che, per mia esperienza, considero molto importante ottenere la sicurezza che l’aggressore sia veramente neutralizzato e non stia solo fingendo per recuperare le forze o per mettere in atto qualche inganno. Lascio a voi ogni ulteriore considerazione.

Un altro aspetto da non sottovalutare è che l’offesa deve essere ingiusta. Non può considerarsi, ad esempio, offesa ingiusta il fatto che qualcuno ci abbia guardato in modo aggressivo o parlato con un tono sgarbato. Ed ora il concetto più importante e delicato: la reazione deve sempre essere proporzionata all’offesa. Non esiste una definizione univoca di proporzionalità. Da un lato possiamo genericamente affermare che se qualcuno ci colpisce a mani nude non possiamo rompergli la testa con un bastone ne tanto meno sparargli. Non è nemmeno legittimo uccidere qualcuno che ci sta “solo” rapinando e che non sta mettendo in pericolo la nostra vita o quella di qualcun altro.

Dall’altro è anche importante comprendere che non è sufficiente analizzare il rapporto esistente tra i mezzi utilizzati e la situazione di pericolo che si sta vivendo. Per valutare correttamente la sussistenza della legittima difesa occorre considerare in maniera adeguata una serie ben più vasta di circostanze. In merito alle condizioni della vittima avranno particolare importanza il sesso, l’età, lo stato di salute, ma anche la taglia, la forza fisica e le sue potenziali capacità difensive. Quanto appena riportato verrà quindi messo in relazione con le caratteristiche dell’aggressione tra cui: la prestanza fisica degli aggressori, il loro numero, lo stato di alterazione indotta da alcolici o stupefacenti, l’utilizzo di armi, il fattore sorpresa. Anche le condizioni ambientali (luoghi isolati, orari notturni) in cui viene perpetrata l’aggressione hanno la loro importanza per stabilire l’entità del pericolo e la necessità di una determinata reazione. Per chi fosse interessato, ecco un elenco degli articoli del Codice Penale che si occupano dell’argomento:

52 ( Difesa legittima) – 53 (Uso legittimo delle armi) – 54 (Stato di necessità)-  55 (Eccesso colposo) – 56 (Delitto tentato) – 62 (Circostanze attenuanti comuni) – 581 (Percosse) – 582 (Lesione personale) – 583 (Circostanze aggravanti) – 584 (Omicidio preterintenzionale) – 585 (Circostanze aggravanti) – 586 (Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto) – 589 (Omicidio colposo) – 590 (Lesioni personali colpose)

Autostima

Probabilmente risulterò ripetitivo ma mi sono accorto che molte persone, soprattutto donne, hanno subìto nel corso degli anni un forte condizionamento sociale che rende loro difficoltoso dire di no e manifestare la propria volontà. Permettetemi quindi di ribadire questo concetto: non avete alcun obbligo di lasciar avvicinare una persona che non ha la vostra fiducia. Cercate sempre di mantenere una distanza adeguata tra voi e l’individuo. Questa distanza è fondamentale per poter avere il tempo necessario ad una reazione difensiva. Più questo spazio si riduce più si riducono le opzioni di difesa ed il tempo per attuarle. Se qualcuno si avvicina assumete quindi un atteggiamento difensivo. Con voce controllata chiedetegli cosa vuole ed intimategli con fermezza di non avvicinarsi. Credetemi, anche le parole «per cortesia non si avvicini, grazie» non danno luogo ad alcun equivoco sia che vengano pronunciate con la giusta intonazione sia che vengano proferite in maniera esitante. Avete esternato una richiesta che deve essere rispettata. Nessuno ha il diritto di ignorarla. Se la persona che vi sta di fronte continua a chiudere la distanza allora deve scattare la difesa. Intimategli di stare indietro e di non avvicinarsi di un solo passo. Se necessario, aumentate la distanza tra voi ed il pericolo facendo un passo indietro (ma non di più) e preparatevi alla difesa attiva che conoscete, siate sempre pronti ad adattarle e ad improvvisare.

Qualunque sistema di difesa abbiate con voi, attenzione a non riporvi eccessiva fiducia. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Le armi migliori per la vostra sicurezza personale sono costituite dal vostro atteggiamento e dalla vostra consapevolezza. Inoltre non dovrete mai essere così dipendenti dal sistema scelto per la difesa tanto da perdere la capacità di affrontare un imprevisto e non deve attenuare le vostre capacità di improvvisazione e di adattamento. Ricordatevi: le armi migliori nella prevenzione di un pericolo non sono costituite dagli accessori che portate con voi, bensì dal vostro atteggiamento generale, dalle vostre conoscenze e dalla capacità di capire cosa succede per strada. L’unico scontro che sicuramente vi lascerà indenni … è quello che riuscirete ad evitare.

La posizione di guardia

Quindi, se si avvicina uno sconosciuto oppure se il vostro istinto ve lo consiglia, dovete assumere una posizione di guardia per poter affrontare la situazione si ottiene spostando il lato forte indietro ad un angolo di circa 45° rispetto alla fonte del problema, Se è troppo tardi per disimpegnarvi, potete iniziare tentando una dissuasione verbale.

Rimanete ad una distanza di sicurezza (due volte la lunghezza di un braccio) ed usate la  ragionevolezza mantenendo però un atteggiamento calmo e sicuro, la voce bassa e controllata Evitate qualunque sfida e con disinvoltura, mettetevi in una posizione di guardia  Dovreste anche creare una protezione ponendo, in maniera non aggressiva, una mano (che chiameremo mano madre) tra voi ed il vostro avversario. Questa mano serve a mantenere la distanza e costituisce anche la prima barriera ai colpi che potrebbero essere portati contro di voi.

La mano madre è anche una antenna che capterà le intenzioni dell’avversario preparandovi a reagire. Tenete d’occhio il linguaggio corporeo dell’avversario. Se avanza allora la minaccia è più grave rispetto a quella costituita da un molestatore che sta fermo e si limita a ritualizzare lo scontro con gesti e parole. Non toccate mai l’avversario. Se l’avversario tocca la mano madre più di una volta, allora significa che l’attacco è imminente e che dovete passare all’azione, per primi e senza alcuna indecisione.. Tenendo un profilo di 45° avete un maggior equilibrio e non state “inquadrando” l’avversario.

Per liberarvi dalla presa di un aggressore potrebbe risultare indispensabile una ginocchiata. Si tratta di un movimento abbastanza istintivo che non richiede particolari abilità. Ebbene, se dovete usare il ginocchio come arma d’impatto cercate di usare la gamba arretrata (è già caricata!) e di tenere il piede puntato verso il basso mentre il ginocchio sale verso il bersaglio. In questo modo sfrutterete la spinta delle anche portando il ginocchio più in alto, con maggiore potenza e con una angolazione migliore.

Ricordatevi anche di colpire ripetutamente il bersaglio fino a quando il predatore non avrà lasciato la presa. A quel punto spostatevi rapidamente e poi lasciate il luogo della tentata aggressione (in poche parole fuggite).

A terra

A terra i problemi si aggravano. La mobilità diminuisce ed i pericoli aumentano ma non siete affatto fuori combattimento! Non perdetevi d’animo nemmeno per un istante ed usate le gambe per tenere lontano l’aggressore ed impedirgli di afferrarvi o di immobilizzarvi. Colpitelo ripetutamente dove è possibile caricando bene ogni calcio.

 

Riepilogo – Trucchi e consigli

 

Stile di vita

Anche avere cura di se stessi fa parte di uno stile di vita difensivo ▪ mantenete una buona capacità aerobica:

- andate a correre almeno 2 volte alla settimana (l’ideale sarebbe 3 volte)

- cercate di raggiungere una autonomia di 30 minuti ad una andatura che vi renda difficoltoso conversare con qualcuno

- quando riuscite a correre per 30 minuti nel modo sopra indicato (che chiameremo “normale”), adottate uno schema di allenamento simile a questo:

5’ di corsa lenta come riscaldamento + stretching + 15’ di corsa normale + 10’ di corsa alla stessa andatura ma con scatti di 10” ogni 3 minuti + 3’ minuti di corsa normale + 2 minuti di corsa lenta defaticante + stretching Se preferite il nuoto (unica valida alternativa alla corsa) andate in piscina 2 volte alla settimana

e dedicate comunque un giorno alla corsa con gli scatti da 10 secondi.

▪ cercate di rimanere elastici praticando stretching, karate e/o kickboxing.

Codice Giallo

 Per esercitarvi a rimanere “sempre accesi”, abituatevi a sviluppare lo spirito di osservazione.

Quando siete in luoghi non protetti cercate di stimare le circostanze prestando attenzione

all’ambiente.

▪ illuminazione delle strade

▪ frequenza dei passanti

▪ capannelli di persone

▪ ubicazione delle fermate dei mezzi pubblici

▪ atteggiamento delle persone nei locali

▪ ubicazione delle uscite

▪ oggetti che si possono utilizzare a scopo difensivo

Fate anche un riepilogo della vostra giornata “tipo” e cercate di individuare i luoghi ed i momenti di maggior rischio.

Controllo emotivo

Per contrastare la paura in una situazione di pericolo o quando lo scontro è imminente:

▪ controllate il respiro: inspirate espandendo l’addome ed espirate lentamente ripetete mentalmente la frase «Io non sono una vittima» oppure «Io non sarò la tua preda». Fatelo lentamente abbozzando nel contempo un sorriso impercettibile che solo voi sapete di avere sulle labbra. Questo vi aiuterà ad assumere un aspetto più tranquillo e controllato.

▪ siate coscienti che le sensazioni fisiche che provate vi stanno rendendo più forti, veloci e resistenti. Ora sapete che grazie all’ormone adrenalina potete fuggire più rapidamente o colpire in maniera più efficace. Riuscirete sicuramente a fare quello che sarà necessario fare.

▪ fate movimenti calmi e controllati, vi aiuterà a mantenere il controllo e a mostrarvi a vostro agio

▪ quando siete ormai prossimi allo scontro o state per essere aggrediti fissate il vostro avversario negli occhi oppure alla base del suo naso

Postura

In caso di necessità preparate il vostro corpo alla fuga o al combattimento:

▪ rimanete ad una distanza di sicurezza (almeno 2 metri)

▪ mettetevi leggermente di profilo rispetto al pericolo

▪ assumete una “guardia mascherata” (se ne conoscete una e se l’avete esercitata) oppure mantenete una mano in posizione più avanzata con il palmo verso l’avversario

▪ tenete i piedi alla larghezza delle spalle cercando maggiore stabilità

▪ flettete leggermente le gambe abbassando di conseguenza il baricentro del vostro corpo

▪ non fate gesti provocatori

▪ non invadete lo spazio dell’avversario

 

Dissuasione verbale  (F) (M)

▪ evitate qualunque dialogo con l’aggressore

▪ non lanciate sfide, non rispondete alle provocazioni, non offendete

▪ mantenete un atteggiamento calmo, sicuro e risoluto

▪ utilizzate una voce energica ma senza urlare

▪ usate toni bassi, cercate di evitare quelli acuti

▪ non parlate velocemente o troppo lentamente

▪ con voce controllata invitate l’altra persona a stare lontano o ad andarsene

▪ usate frasi brevi e concise del tipo: «Stai lontano!» oppure «Sta indietro! »

▪ non implorate l’aggressore

▪ se si tratta di una sfida convincetelo che c’è stato un malinteso e che non volete guai, non accettate provocazioni e rispondete sempre in modo ragionevole ma con fermezza e serietà

▪ non mostratevi minacciosi ma nemmeno impauriti

▪ evitate inutili giustificazioni

▪ parlate in modo breve e con chiarezza

▪ evitate parole che mostrano incertezza (“forse … praticamente … probabilmente …”)

Adattamento

Nelle situazioni di potenziale pericolo assumete un ruolo attivo, preparatevi alla difesa e nel frattempo cercate di individuare:

▪ le vie di fuga verso zone sicure

▪ i posti dove potersi riparare

▪ gli ostacoli da frapporre tra voi e l’aggressore (auto, muretti, tavoli …)

▪ gli oggetti che potrebbero essere usati come arma da tenere in mano o anche da lanciare (sedie, bottiglie, sassi, chiavi, borse, penne, pettini, spazzole, riviste, ombrelli, …)

 

Fuga

Considerate sempre la fuga come l’opzione difensiva principale:

prima disimpegnandovi o ritirandovi verso ambienti più tranquilli

durante subito dopo aver colpito

dopo per raggiungere una zona sicura

 

Comportamenti Difensivi

 

Strada

 ▪ privilegiate un abbigliamento comodo che non ostacoli la corsa, soprattutto se dovete recarvi in zone poco frequentate dopo le ore 22

▪ adottate un’andatura sicura e sostenuta

▪ prestate attenzione agli atteggiamenti delle persone, soprattutto se si avvicinano. Non è necessario fissare la gente, abituatevi ad usare una visione periferica.

▪ allontanatevi sempre dalle persone sospette

▪ allontanatevi immediatamente da situazioni particolari, quali litigi, senza voltare le spalle. Se non potete allontanarvi subito, mettetevi con le spalle al muro per controllare meglio quello che succede e non essere aggrediti da dietro.

▪ camminate su strade bene illuminate, evitate gli angoli bui, le stradine poco frequentate, i parchi o i giardinetti pubblici. Evitate le scorciatoie attraverso zone isolate. Non utilizzate i sottopassaggi, anche se vi fanno risparmiare molta strada e vi sembrano frequentati.

▪ cercate sempre di camminare in controsenso rispetto al traffico, al centro del marciapiede e distanti dalle auto posteggiate

▪ se dovete accedere alla metropolitana scendete le scale lentamente per abituare gli occhi alla luce ridotta

▪ quando svoltate un angolo cieco fate una curva ampia

▪ se qualcuno vi chiede delle indicazioni rispondete solo se non vi trovate in una situazione potenzialmente pericolosa e fatelo mantenendo una distanza di sicurezza mentre rispondete. Non avvicinatevi mai per osservare cartine stradali o per leggere biglietti.

 

Bagaglio

 ▪ non mettete cose di valore nelle tasche esterne degli zaini, potrebbero attirare l’attenzione

▪ utilizzate con riservatezza il portafoglio ed i soldi

▪ oggetti di particolare valore non dovrebbero essere tenuti in borsa ma nascosti sulla propria persona

▪ se avete una borsetta è meglio non attorcigliare la cinghia intorno al braccio perché in caso di scippo potreste subire dei seri danni fisici

▪ tenete le chiavi di casa al sicuro in una tasca e mai nella borsetta

▪ non mettete il vostro nome e indirizzo sulle chiavi

 

Scippo e rapina

▪ in caso di scippo chiamate aiuto gridando ma non opponete resistenza fisica e non inseguite lo scippatore

▪ in caso di rapina non opponete resistenza e date al criminale ciò che vi chiede (portafogli, orologio, chiavi, gioielli, carte di credito), ricordate che la vostra vita vale più di qualsiasi oggetto

▪ se il rapinatore dice di avere in tasca un’arma non sfidatelo a tirarla fuori per vedere se è vero

▪ non fate movimenti improvvisi, molto spesso il criminale è più agitato di voi e potrebbe reagire per paura che stiate per prendere un’arma

 

Auto

 ▪ quando vi avvicinate all’auto abbiate l’accortezza di preparare la chiave in modo da poterla utilizzare senza indugiare con la serratura

▪ prima di salire a bordo date un’occhiata allo spazio tra i sedili anteriori e quelli posteriori

▪ non distraetevi mentre aprite la macchina e state salendo a bordo

▪ fate particolare attenzione all’ambiente intorno a voi prima di mettere i bagagli nel baule o sui sedili posteriori

▪ una volta a bordo per prima cosa abbassate la leva di sicurezza della portiera (potete accendere il motore, sistemare gli occhiali, frugare nel cruscotto e fare altre cose dopo che vi sarete chiusi dentro al sicuro)

 ▪ non lasciate in evidenza oggetti di valore, mettete la borsa sotto il sedile

▪ evitate di parcheggiare in zone isolate, soprattutto se dovete riprendere l’auto quando è calata l’oscurità

▪ se avete lasciato l’auto in una zona isolata fatevi accompagnare da qualcuno, soprattutto di sera

▪ date informazioni solo se le circostanze lo consentono e fatelo abbassando il vetro solo di quanto indispensabile

▪ se vi sentite seguiti usate il telefono cellulare come deterrente ostentando il fatto che state chiamando qualcuno

▪ se state aspettando una persona non restate in auto con la sicura alzata o i finestrini abbassati, nemmeno in estate (meglio tenere il motore acceso e l’aria condizionata inserita)

▪ assicuratevi che il serbatoio del carburante sia sempre ad almeno 1/3 del livello massimo. Fate benzina solo durante il giorno e negli orari di apertura dei distributori evitando quindi i selfservice, soprattutto di notte e nei giorni festivi.

▪ se l’automobile si ferma per un guasto di notte e/o in una zona isolata, restate chiusi in auto e chiamate un conoscente o il soccorso stradale. Se qualche sconosciuto vi offre il proprio aiuto ringraziatelo e ditegli che stanno già arrivando i Vigili Urbani

 

Casa

▪ quando vi avvicinate al portone di casa preparate le chiavi in modo da non dovervi distrarre per cercarle

▪ utilizzate le chiavi di ingresso senza distogliere l’attenzione dall’ambiente, nemmeno se vi trovate all’interno del condominio o sul pianerottolo di casa

▪ non salite sull’ascensore con persone poco conosciute, utilizzate come scusa il fatto che state aspettando una persona

▪ osservate se la porta di ingresso della vostra abitazione presenta segni di forzatura o di scasso, in caso affermativo non entrate e chiamate le forse dell’ordine

▪ una volta all’interno del vostro appartamento chiudete la porta a chiave, anche se aspettate qualcuno che arriverà dopo pochi minuti

▪ lasciate oggetti adatti alla difesa (come gli spray OC) in punti strategici della casa

▪ installate un apparecchio telefonico senza fili e di notte tenetelo vicino a voi insieme al telefono cellulare

▪ se avete il sospetto che qualcuno si sia introdotto in casa non accendete la luce, gli intrusi non conoscono l’appartamento quanto voi. Sfruttate questo vantaggio raggiungendo una stanza dove potervi barricare e chiamare il 113 o il 112 .

▪ la porta di casa dovrebbe essere del tipo “blindato” e comunque avere una “spia” che consenta di vedere ad ampio raggio

▪ non aprite mai la porta senza aver prima accertato l’identità dello sconosciuto, magari chiedendogli di passarvi un documento da sotto la porta. Anche una volta accertata l’identità della persona, mi sento di sconsigliare comunque alle donne ed alle persone anziane di aprire ad uno sconosciuto. Al giorno d’oggi sono veramente rari i motivi per cui una persona ha la reale necessità di contattarvi personalmente ed anche in questa eventualità potete (dovete) chiedere loro di concordare con debito anticipo il giorno e l’ora della visita. In questo modo potrete farvi trovare in compagnia di qualcuno.

▪ se abitate al piano rialzato, oppure al primo o all’ultimo piano, prendete in seria considerazione l’installazione di un impianto di aria condizionata così da poter tenere le finestre chiuse durante i mesi estivi

▪ se siete di sesso femminile ed abitate da sole mettete anche il nome di un uomo sul citofono e sulla cassetta delle lettere. Se avete una segreteria telefonica fate registrare il messaggio di risposta da una voce maschile. Di sera tenete le tapparelle o le tende chiuse ed accendete anche la luce di un’altra stanza in modo da non far capire che siete sole in casa.

 

Liberamente tratto e adattato: dai i libri:

- AUTO DIFESA del M° Cereda

The art of fighting without fighting  del M° Geoff Thompson .

 

Krav Maga Project i gradi:

 

CinturaBianca CinturaGialla CinturaArancione CinturaVerde CinturaBlu CinturaMarrone CinturaNera
Cintura Bianca Cintura Gialla Cintura Arancione Cintura Verde Cintura Blu Cintura Marrone Cintura Nera

 

Programma Krav Maga per cintura:

Gialla

PRESENTAZIONE DELLE DISCIPLINE ISRAELIANE

  • Cenni sulle origini e la storia del Krav Maga

PREPARAZIONE ATLETICA

  • Allungamento Muscolare, Mobilità Articolare, Preatletismo Generale,
  • Condizionamento osseo e muscolare

CADUTE

  • Caduta indietro
  • Caduta laterale
  • Caduta in avanti (ammortizzata)

POSIZIONI DI GUARDIA

  • Posizione generale di guardia ¾ sx, dx e neutra e/o passiva
  • Guardia corta, media e lunga

DIFESE ESTERNE (contro colpi esterni: gancio, schiaffo, ecc.)

  • Parata alta (con mano aperta per blocco dell’arto e sui punti dolorosi)
  • Parata intermedia – media (vedi sopra)
  • Parata bassa e da sotto (vedi sopra)

DIFESE INTERNE (contro colpi diretti: jab, cross, ecc.)

  • Difesa con avambraccio (con con spostamento a 45°)
  • Difesa con palmo (indietreggiando e/o spostamento a 45° )
  • Difesa con gomito
  • Difesa con palmo e attacco simultaneo con pugno o palmo mano (con uscita a 45°)

PUGNI

  • Jab – Diretto – Gancio (come chiudere il pugno)

SPOSTAMENTI

  • Spostamento in tutte le direzioni (Avanti, indietro, sinistra, destra, in diagonale)
  • Semi-spostamento in tutte le direzioni
  • Spostamento con cambio di guardia
  • Spostamento circolare

CALCI

  • Calcio frontale spinto con tallone
  • Calcio diretto con punta dal basso verso l’alto o col collo del piede (ai genitali)
  • Calcio laterale medio o su gamba – vari punti (contro un aggressore di lato)
  • Calci circolari (low kick e middle kick)
  • Calcio all’indietro e dal basso verso l’alto (contro un aggressore alle spalle)
  • Pestone (contro aggressore con presa dell’orso da dietro)

COLPI VARI CON UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  • Pugno a martello
  • Colpo col palmo della mano (utilizzando la parte dura della mano aperta)

GINOCCHIATE UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  • Ginocchiata diretta ai genitali o all’arteria femorale e/o parte esterna della coscia

GOMITATE UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE 

  • Gomitata orizzontale: in avanti, di lato e indietro

SCHIVATE

  • Schivata in flesso-torsione
  • Schivata circolare

SHADOW BOXING (COMBATTIMENTO CON UOMO OMBRA)

  • Combattimento a vuoto

SVINCOLI DA PRESE ALLE BRACCIA UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  1. FRONTALE:
    – Da presa a un polso
    – Da presa a entrambi i polsi
    – Da Presa al braccio con due mani
  2. DA DIETRO:
    – Da presa a entrambi i polsi

DIFESA DA STRANGOLAMENTO UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  1. FRONTALE:
    – Difesa da attacco a corta distanza uno o due prese
    – Difesa da attacco a lunga distanza uno o due prese
  2. DA DIETRO:
    – Difesa da attacco a corta distanza uno o due prese
    – Difesa da attacco a lunga distanza uno o due prese
  3. LATERALE:
    – Difesa da attacco a corta distanza uno o due prese
    – Difesa da attacco a lunga distanza uno o due prese

ALTRI STUDI

  • Le distanze di combattimento: corpo a corpo, corta, media, lunga.
  • La distanza di sicurezza
  • Introduzione ai concetti della Difesa Personale reale

Arancione

PREPARAZIONE ATLETICA

  • Capacità di utilizzare la corda (salto della corda)
  • Avviamento ai diversi metodi di corsa, e in particolare: Scatti, Ripetute e Fartlek.

CADUTE

  • Caduta in avanti (blocco con avambracci)
  • Capriola avanti o ruotata
  • Capriola indietro o ruotata

PUGNI

  • Montante

SCHIVATE

  • Schivata all’indietro

COLPI VARI UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  • Colpo di taglio (punti di pressione ai lati del collo, alla gola, alla nuca)
  • Colpo a dita tese in avanti (punti di pressione del collo e alla gola)
  • Colpo ad artiglio (diretto agli occhi, ai punti della clavicola)

GOMITATE UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  • Gomitata obliqua discendente
  • Gomitata obliqua ascendente
  • Gomitata verticale discendente
  • Gomitata verticale ascendente

GINOCCHIATE UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  • Ginocchiata frontale
  • Ginocchiata circolare
  • Ginocchiata laterale

TESTATE

  • Frontale
  • Laterale
  • Da dietro

PROIEZIONI

  • Spazzata della gamba in diagonale verso l’esterno e indietro (o soto gari)
  • Proiezione con presa al braccio (ippon seoi nage)

DIFESE DA CALCI

  1. Calcio frontale
    – Difesa con l’avambraccio (con uscita a 45°)
    – Difesa con palmo (con uscita a 45°)
    – Difesa con palmo e attacco simultaneo (con uscita in avanti a 45°)
  2. Calcio diretto
    – Parata interna con blocco tibia
    – Difesa con pianta del piede (sia con il tallone all’esterno che all’interno)
  3. Calcio circolare
    – Difesa esterna con blocco tibia
    – Difesa con pianta del piede (sia con il tallone all’esterno che all’interno)
  4. Calcio laterale
    – Difesa con l’avambraccio (con uscita a 45°)
    – Difesa con palmo (con uscita a 45°)
    – Difesa con palmo e attacco simultaneo (con uscita a 45°)

DIFESA DA TESTATA

  • Difesa col gomito

DIFESE VARIE

  • Calcio di anticipo retrocedendo

DIFESA DA PRESA AL COLLO (GHIGLIOTTINA)

  1. Laterale
    – Difesa in piedi
    – Difesa con proiezione a terra
  2. Da dietro
    – Presa statica (difesa con proiezione)
  3. Frontale (colpendo punti di pressione della gamba)

DIFESA A TERRA CONTRO AGGRESSORE IN PIEDI

  • Difesa su distanza media-lunga (con l’utilizzo di calci)
  • Difesa da calcio circolare

DIFESA DA AGGRESSIONE A TERRA

  • L’aggressore è tra le gambe della vittima e la percuote
  • L’aggressore è lateralmente alla vittima e la percuote
  • L’aggressore è seduto sopra la pancia della vittima e la percuote
  • L’aggressore è seduto sopra la schiena della vittima e la percuote

DIFESA DA STRANGOLAMENTO A TERRA

  • L’aggressore è tra le gambe della vittima
  • L’aggressore è lateralmente alla vittima

DIFESA DA PRESA AL COLLO (GHIGLIOTTINA) A TERRA

  • Laterale
  • Da dietro
  • Frontale

DIFESA DA PRESA AI POLSI A TERRA

  • L’aggressore è tra le gambe della vittima e le blocca i polsi a terra
  • L’aggressore è seduto sopra la pancia della vittima e le blocca i polsi a terra

ALTRI STUDI

  • Prime applicazioni del metodo Difesa Personale reale

Verde

PUGNI

  • Pugno saltato

GOMITATE

  • Gomitata saltata

GINOCCHIATE

  • Ginocchiata saltata

DIFESE DA CALCI

  • Difesa con presa della gamba contro calcio circolare medio

DIFESA DA PRESE AL CORPO UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  1. FRONTALE
    – Da una presa chiusa (le braccia sono state bloccate)
    – Presa aperta abbraccio dell’orso (le braccia sono libere)
    – Presa aperta/chiusa sollevando
  2. LATERALE
    – Da una presa chiusa (le braccia sono state bloccate)
    – Presa aperta (le braccia sono libere)
    – Presa aperta/chiusa sollevando
  3. DA DIETRO
    – Da una presa chiusa (le braccia sono state bloccate
    – Presa aperta (le braccia sono libere)
    – Presa aperta/chiusa sollevando

DIFESA DA PRESA ALLE MANI UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  • Frontale (sia con l’utilizzo di colpi, sia con tecniche d’immobilizzazione)
  • Da dietro (sia con l’utilizzo di colpi, sia con tecniche d’immobilizzazione)

DIFESA DA PRESA ALLA GIACCA UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  • Frontale
  • Da dietro

DIFESA DA PRESA AI CAPELLI UTILIZZO DEI PUNTI DI PRESSIONE

  • Frontale
  • Da dietro

DIFESA DA “DOPPIA NELSON”

  • Da dietro (Difesa con presa delle dita dell’aggressore)
  • Da dietro (Difesa con tecnica di sacrificio)

DIFESA DA “CRAVATTA” Strangolamento posteriore

  • Da dietro (presa delle dita dell’aggressore)
  • Da dietro (presa al braccio con proiezione in avanti)
  • Da dietro a terra (sbilanciamento su un lato e dita negli occhi)

Blu

LEVE ARTICOLARI

  • Leve e chiavi articolari

IMMOBILIZZAZIONI

  • Tecniche d’immobilizzazioni in piedi
  • Tecniche d’immobilizzazioni a terra

PROIEZIONI

  • Proiezione spazzando la gambe (yama-arashi)
  • Proiezione di anca con presa al corpo (o – goshi)
  • Proiezione di anca con presa alla testa ( koshi- guruma)
  • Proiezione di anca con presa del braccio (ippon seoi nage)

DIFESA DA ATTACCO DI BASTONE

  • Difesa e fuga
  • Difesa e tecniche di disarmo

UTILIZZO DEL COLTELLO

  • Le varie guardie e impugnature
  • I 5 angoli principali di attacco

DIFESA/SOPRAVVIVENZA DA ATTACCO DI COLTELLO

  • Difesa/Sopravvivenza e fuga

Marrone

DIFESA DA MINACCIA DI COLTELLO

  1. FRONTALE:
    – alla gola
    – ai lati del collo
    – al corpo
  2. LATERALE:
    – al corpo
  3. DA DIETRO:
    – alla gola
    – alla schiena

DISARMO DI PISTOLA

  1. FRONTALE:
    – alla fronte (altezza alta)
    – alla gola/petto (altezza media)
    – al corpo (altezza media)
    – al corpo (spingendo)
  2. LATERALE:
    – al corpo
    – alle tempie
  3. DA DIETRO:
    – alla testa
    – alla schiena
    – alle tempie

DIFESA CONTRO AGGRESSORI MULTIPLI

  • Tecniche e tattiche contro attacchi provenienti da più aggressori

Nera

DISARMO DI COLTELLO (DA AGGRESSIONE)

  •  Difesa/Sopravvivenza e tecniche di disarmo

 DISARMO DI COLTELLO (DA MINACCIA)

  •  Difesa e tecniche di disarmo

 DISARMO DI FUCILE

  1. FRONTALE:
    – alla fronte (altezza alta)
    - alla gola/petto (altezza media)
    - al corpo (altezza media)
    - alla gamba (altezza bassa)
  1. LATERALE:
    - al corpo
    – alle tempie
  1. DA DIETRO:
    - alla testa
    – alla schiena

 PRIMO SOCCORSO

  • Cenni di primo soccorso

 PSICOLOGIA DELLO SPORT

  • La figura dell’allenatore

 METODOLOGIA

  • Struttura di una lezione
  • Lo Stretching

 ANATOMIA FISIOLOGIA

  •  Struttura del corpo umano: cellula, tessuti, sistemi
  • Lo scheletro
  • Il sistema muscolare
  • I muscoli scheletrici
  • Le fibre muscolari – tipi di contrazione
  • Il sistema nervoso
  • Il cuore – piccola e grande circolazione
  • Meccanismi energetici
  • I piani e le sezioni

 ALIMENTAZIONE

  •  Cenni di alimentazione nello sport

 PRIMO SOCCORSO

  • Chiamata al 118
  • I crampi
  • Le distorsioni
  • Le fratture
  • La lussazione
  • Lo svenimento

 ASPETTI LEGALI – LA LEGITTIMA DIFESA

  •  “Legittima difesa” Art 52 del Codice Penale
  • “Eccesso colposo” Art. 55 del Codice Penale
  • “Lesione personale” Art. 582 del Codice Penale
  • “Rissa” Art. 588 del Codice Penale

 PSICOLOGIA DELLO SCONTRO (vedere Appunti per l’Auto-Difesa)

  • Approccio psicologico alla difesa personale
  • Psicologia dello stress
  • Visione a tunnel
  • Istinto di autoconservazione (sopravvivenza)
  • Sistemi di valutazione psicologica e socio-culturale dei Soggetti
  • Analisi dell’Ambiente circostante
  • Individuazione dei Pericoli
  • L’approccio fisico e posturale del corpo
  • Distanza di sicurezza
  • Aspetti psicologici in seguito all’evento traumatico dello scontro

 CONFLITTO (vedere Appunti per l’Auto-Difesa)

  •  Pre-conflitto
  • Conflitto
  • Post-conflitto

 APPROCCIO MULTILIVELLO ALLA DIFESA PERSONALE (vedere Appunti per l’Auto-Difesa)

  • Prevenzione (buon senso)
  • Comunicazione (verbale e non verbale)
  • Strategia
  • Tattiche

 METODOLOGIE

  • DIFESA PERSONALE REALE (sistema di allenamento per prepararsi all’impatto con la realtà)
  • Processo (Osserva, Orientati, Decidi, Agisci)

 ANATOMIA

  • Apparato Locomotore
  • Le articolazioni
  • I muscoli
  • Meccanismi di Contrazione
  • Meccanismi Energetici
  • Il Sistema Nervoso
  • Capacità motorie
  • Le leve
  • Qualità fisiche
  • Qualità organiche

 ALIMENTAZIONE – I principali aspetti della nutrizione sportiva

  •  L’igiene alimentare
  • La necessità dell’atleta
  • L’alimentazione durante il periodo di allenamento
  • L’alimentazione precompetitiva
  • Le strategie alimentari specifiche
  • Le supplementazioni e le integrazioni.

LO STRETCHING

  •  Approfondimento sullo stretching

 PRIMO SOCCORSO

  •  Attacco cardiaco
  • L’asma
  • Le convulsioni
  • I corpi estranei
  • Le emorragie
  • Le escoriazioni
  • Le ferite

 KRAV MAGA – GROUND FIGHTING

LOTTA A TERRA

Takedown (atterramenti), sottomissioni e finalizzazioni – Leve e chiavi articolari – Immobilizzazioni – Strangolamenti – Difese da Takedown, sottomissioni e finalizzazioni.